La prima volta che misi piede in una galera, superate le mura di cinta e l’emozione selvaggia, rimasi colpito dalla somiglianza con il liceo classico Giulio Cesare di Roma, dove avevo preso la maturità…

A scuola si sta come in un carcere, ma anche in un carcere si sta come a scuola. Giusto, ma a imparare cosa? Adesso che mi trovo di colpo in tutt’e due, scuola e carcere, inscatolata l’una nell’altro, non capisco se questo raddoppi la restrizione o la cancelli. Come professore, d’italiano e storia, sono un sorvegliante al quadrato o un antisorvegliante? E lo studente che scalcia dentro di me, che fine ha fatto? Quando insegnavo alla scuola normale, odiavo la scuola, com’è normale. Ma ora come posso odiare la scuola che è la cosa migliore che ci sia in carcere? La sola costrizione utile, la disciplina più bella? 

Edoardo Albinati