La ricerca accademica sul web
Google Scholar
La rivoluzione Scholar
Il lancio di Google Scholar nel 2004 è stato un vero e proprio cambio di paradigma nel panorama informativo. Diversamente dai database bibliografici tradizionali, Scholar si presentava come un archivio aperto basato non sull'indicizzazione di articoli
provenienti da riviste selezionate da esperti, bensì sul crawling (la scansione) di tutto il web.
In questo senso si può dire che:
- E' dinamico: nel senso che la risposta alla query varia al variare di quanto è disponibile sul web in un dato periodo
- E' in grado di coprire ogni tipo di pubblicazione, lingua, disciplina
- Dà molto rilievo alla letteratura Open Access, indicizzando tutti quegli archivi aperti che la comunità scientifica negli ultimi anni ha reso disponibili in rete, sia repository istituzionali (come il nostro BOA), che disciplinari
- Non distingue tra letteratura peer-reviewed e no, quindi spetta al ricercatore valutare la qualità della fonte
Come lavora Scholar
I documenti che archivia nel proprio indice devono avere un URL, non devono eccedere in linea di massima il peso di 5MB (vi sono eccezioni, ma in questi casi il full text non viene indicizzato) e devono avere caratteristiche tecniche e di collocazione sulle pagine web tali da poterli identificare come "molto probabilmente accademici". Ci sono degli errori a volte, dato che la procedura è affidata a software e non a esseri umani, ma nell'insieme sono abbastanza rari.
La copertura di Scholar è andata continuamente aumentando dal 2004. Non si può esprimere in un numero preciso sia perché è dinamica, sia perché Google non la rende pubblica. Sono stati fatti però dei tentativi di stimarla 1 in base ad un insieme di parametri e di query incrociate e si ritiene che sia intorno ai 350-400 milioni di documenti, considerando sia i documenti "fonte" che le citazioni che in essi sono state trovate.
Si tratta quindi di una copertura davvero molto ampia. Al momento in cui scriviamo (2020) la più ampia rispetto agli archivi e motori concorrenti che sono: Web of Science, Scopus, Microsoft Academic, Dimensions, Open Citation COCI, CiteSeerX, ResearchGate, Lens.org, Semantic Web, Scienstein.
Diamo un rapido sguardo alle sue funzionalità in questo video.
1 Per quanto riguarda la copertura di Scholar si veda in particolare questo contributo, altri riferimenti sono elencati nella bibliografia del tutorial
Sintesi del video:
- E' importante imparare ad usare Scholar in maniera corretta anche quando non siamo in Università.
- Dalle impostazioni nelle tre righe in alto a sinistra, link alle biblioteche, possiamo cercare Bicocca e Acnp e spuntarli entrambi, in questo modo troveremo nella colonna a destra dei nostri risultati molti più articoli scaricabili, perché Scholar fa un controllo automatico sul posseduto della Biblioteca. Un passo ulteriore lo si fa cercando Scholar direttamente in Prometeo, in questo caso ci appoggiamo al server Proxy e quindi dobbiamo identificarci con le credenziali d'ateneo, l'allineamento rispetto al posseduto dalla Biblioteca a questo punto è completo.
- Per ricerche che non vogliamo influenzate dalla cronologia delle nostre ricerche precedenti è bene usare una finestra in incognito.
- I fattori più importanti nel determinare il posizionamento nella pagina dei risultati sono: Il numero di citazioni ricevute e la rilevanza della query rispetto al titolo, minore l'impatto del testo completo e alla data.
- Le modalità di raffinamento dei risultati offerte sono il "Citato da" su cui si può fare una ulteriore ricerca più precisa, e gli "articoli correlati"
- Infine vi è la possibilità di salvare un record nella propria cartella personale oppure esportarlo in un qualunque reference manager.